Perché l’esito dell’agoaspirato che ho eseguito è inconcludente (TIR 1)?

Il dramma di ogni ecografista interventista è dover consegnare al paziente, sottoposto ad agoaspirato di un nodulo tiroideo (FNA, dall'Inglese "Fine-Needle Aspiration", aspirazione con ago fine) un esito citologico inconcludente (TIR 1 = materiale insufficiente per ottenere una diagnosi citologica). Purtroppo capita spesso (statisticamente 1 esito su 5, ma in alcuni ambulatori di anatomia patologica anche di più) che nonostante il paziente si sia sottoposto all’agoaspirato, con tutto quel che concerne ansia e disagio legato alla manovra invasiva stessa, si senta dire dal medico, dopo una settimana di trepidante attesa, che non si è riusciti ad avere una diagnosi conclusiva né in senso benigno né maligno. "Perché accade?" chiede il paziente arrabbiato, deluso, decisamente sconfortato. Cerchiamo di capire un po’ insieme.

Il prelievo con agoaspirato prevede l’allestimento di alcuni vetrini con il materiale che si aspira nella siringa durante la manovra ecoguidata, che è di quantità esigua e non valutabile in senso di adeguatezza del prelievo al momento dell’esame. Solo l’anatomopatologo che guaderà i vetrini al microscopio, dopo opportuna preparazione degli stessi, sarà in grado di vedere quante cellule sono state “strisciate” sul vetrino stesso. Purtroppo, al di sotto di un certo numero di cellule, non è materialmente in grado di dare un parere definitivo. Pertanto, in questi casi, il prelievo viene definito TIR 1, ovvero inconcludente. Non è colpa del medico ecografista interventista, non è colpa dell’anatomo-patologo, e, ovviamente, non è colpa del paziente. Ciò può accadere per vari motivi.

Il primo tra tutti è quello che i noduli tiroidei contengono colloide, sostanza gelatinosa prodotta dalla ghiandola tiroide, priva di cellule. Le aree di colloide possono essere anche molto piccole e non ecograficamente distinguibili. Può accadere perché il prelievo sia stato “sporcato” dal sangue, anche i capillari all’interno dei noduli non sono evidenziabili ecograficamente, in questo caso le cellule del sangue competono con le cellule del nodulo all’interno della siringa, riducendone il numero sui vetrini. Può succedere perché il nodulo è di vecchia data, molto fibroso o calcifico e pertanto privo di una ricca struttura cellulare.

Esistono infine noduli particolarmente aggressivi nei quali le cellule sono strettamente connesse una con l’altra e, come dicono gli anatomopatologi, non cedono alla sola pressione aspirante dell’agoaspirato. Che fare davanti ad un esito del genere? Dopo anni di esperienza mi sento di dire: affidatevi al parere dello specialista endocrinologo! Prima di tutto, essendo un evento tanto frequente, i medici sono abituati a trattare noduli con questo esito, pertanto saranno le persone migliori che, in base alla storia del paziente, alle caratteristiche ecografiche del nodulo e a tutti gli altri esami disponibili, sapranno consigliarvi sul da farsi. Se, per esempio, il nodulo non ha caratteri ecografici francamente sospetti, si può pensare di avere un atteggiamento attendista cioè aspettare qualche mese, ripetere l’ecografia e valutare l’eventuale ripetizione dell’agoaspirato senza ansia.

Alternativamente sarà il medico stesso che, davanti ad un nodulo con caratteristiche più sospette opterà per un atteggiamento più aggressivo, richiedendo di ripetere l’agoaspirato nel breve tempo, non prima però di un mese, per non incorrere in un ennesimo TIR 1, da attribuire agli esiti della recente manovra!


Dott.ssa Laura Saltarin

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