La storia di Valentina

Aggiornamento: 24 gen 2020

Da circa un anno lamentavo malessere, stanchezza, ansia, debolezza. Ero stufa di quell’andamento, a tratti invalidante, non ero più io, energica e vitale e questo mi buttava ancora più a terra. Il mio medico, che non è mai stato troppo attento ai miei sintomi li attribuiva ai più svariati mali di stagione o alla stanchezza dovuta alla routine lavorativa e familiare con una bimba piccola, quindi mi prescriveva abitualmente riposo, tachipirina ed esami del sangue, che però non rivelavano nulla di anomalo. All’ennesimo “mi sento male, strana, giù” che ho riferito a mia cugina, medico in Sicilia, mi viene suggerito di fare un’eco alla tiroide, i sintomi le fanno pensare ad un cattivo funzionamento della ghiandola a farfalla. Era ottobre del 2017 e mi reco a fare l’ecografia. Il medico, indimenticabile, non appena inizia il suo lavoro esordisce con un “Uh mamma, è grandissimo!” Io sdraiata, inerme, con l’ansia a mille le chiedo: “Cosa è enorme?” Lei forse si rende conto di essere stata un po’ colorita e per nulla professionale e mi dice che nulla, forse si tratta di infiammazione. Ma di cosa sta parlando? Finita l’eco mi dice che c’è un nodulo, grande, molto grande e che secondo lei dovrei farlo vedere. Esco dall’ospedale incredula, senza averci capito nulla e chiamo subito mia cugina, il mio medico a distanza. Lei non mi butta giù, mi dice che la maggior parte delle persone ha noduli alla tiroide, di stare serena, per quanto possibile, conoscendomi, e mi dice di andare a fare l’ago aspirato, che superata la misura di 1, 50 cm è una prassi obbligatoria. ed il mio era di 3 cm.

Inizia così uno dei periodi più bui della mia vita, in cui si susseguono senza sosta momenti di ansia, paura e pianto, che dovevo trattenere quando vicino a me c’era mia figlia, di soli 3 anni. Il 5 dicembre 2017 vado a fare l’ago aspirato, non un esame simpaticissimo, ma la paura che avevo era di gran lunga peggiore, andava oltre il timore per il dolore di quel giorno. Al medico chiedo se dovrò attendere 15 giorni per l’esito e se secondo lui c’è qualcosa di strano, anomalo, insomma, se secondo lui può trattarsi di un tumore, la mia più grande paura. Lui non si pronuncia, attendiamo l’esito, se non sarò contattata prima dei 15 giorni si tratta solo di un nodulo da valutare.

I giorni passano e anche le notti, anche se a fatica, perché i