La Scintigrafia tiroidea

La scintigrafia tiroidea è la metodica medico nucleare adibita alla caratterizzazione funzionale della ghiandola tiroidea. Questa metodica permette di ottenere informazioni sulla sede, la morfologia, le dimensioni e lo stato funzionale della tiroide, grazie all’utilizzo del tecnezio pertecnetato (99Tc-pertecnetato). Il 99Tc-pertecnetato è un tracciante che viene iniettato per via endovenosa e che si accumula nel parenchima della tiroide proporzionalmente alla sua attività funzionale in quanto mima il percorso svolto dallo iodio, il metabolita principale della tiroide, dentro le cellule tiroidee. Essendo radioattivo, la fissazione del 99Tc-pertecnetato nella ghiandola tiroidea può essere visualizzata attraverso una macchina preposta alla rivelazione delle radiazioni gamma che caratterizzazione il tecnezio-99, chiamata gamma camera.

La scintigrafia tiroidea viene usata per lo studio di diverse alterazioni funzionali della tiroide, tra cui in particolare degli ipertiroidismi, dei processi tiroiditici e delle patologie nodulari, in un percorso diagnostico che comprende anche l’ecografia e l’agoaspirazione con esame citologico.

Principali indicazioni cliniche

Patologia nodulare tiroidea

La scintigrafia tiroide è utile nello studio della patologia nodulare, in quanto permette di valutare l’atteggiamento funzionale del nodulo o dei noduli, che possono essere ipocaptanti o “freddi”, così come ipercaptanti o “caldi”. I noduli “freddi” hanno un atteggiamento funzionale di minor attività rispetto al restante tessuto tiroideo normale e nella scintigrafia risultano come aree ipoattive. Il nodulo “freddo” costituisce il tipo più frequente rappresentando circa l’85% di tutti i noduli. I noduli freddi sono espressione di neoformazioni benigne prevalentemente di natura adenomatosa nel 96-98% dei casi. In una percentuale modesta dei casi essi corrispondono ad una neoplasia maligna e più frequentemente ad un carcinoma differenziato della tiroide, papillifero o follicolare. Raramente si possono riscontrare il carcinoma midollare o in carcinoma indifferenziato o anaplastico. Conseguentemente, il riscontro di un nodulo “freddo” richiede il completamento diagnostico con agoaspirazione per esame citologico.

I noduli “caldi” si presentano come aree con atteggiamento di incrementata attività. Tra questi troviamo il nodulo adenomatoso di Plummer, caratterizzato da iperproduzione ormonale (fT3 e/o fT4), con quadro clinico e laboratoristico di ipertiroidismo (adenoma tossico). In altri casi l’adenoma ipercaptante si presenta con fT3 ed fT4 normali, ma con TSH soppresso (adenoma pretossico o compensato). La scintigrafia mostra un’area rotondeggiante od ovalare nettamente iperattiva (nodulo “caldo”) in corrispondenza della formazione nodulare evidenziata ecograficamente o all’esame obbiettivo, con scarsa od assente fissazione del tracciante in corrispondenza del restante parenchima tiroideo, che è inibito funzionalmente e risulta visualizzabile con difficoltà. Il nodulo di Plummer è considerato a bassissimo rischio oncologico, in quanto solo in rarissimi casi è stato riscontrato associato a patologia neoplastica.


Dr.ssa Egesta Lopci

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